Selinunte ed il suo parco archeologico
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La colonia greca di Selinunte fu fondata da Megara Iblea nel 628 A. C., secondo lo storico Tucidide e, secondo Diodoro Siculo, nel 650 A. C. Il nome della città, Selinus, deriverebbe da una pianta spontanea della zona, il selinon, il sedano Appio, oppure dal fiume vicino, il Selinus (Selinos come divinità), l'attuale Modione. Il rapporto tra le popolazioni autoctone e gli elementi greci non fu pacifico. La vita di Selinunte, come testimoniano ampiamente le fonti storiche, fu costellata di contrasti e di guerre, in special modo con la città di Segesta, sua acerrima nemica. Ma Selinunte divenne ben presto ricca e potente, tanto che, nel VI sec. A. C., poté fondare, a sua volta, la colonia di Eraclea Minoa, ad est, verso Agrigento. Proprio in questo periodo avvennero l'istaurazione della tirannide, l'avvio di buoni rapporti commerciali con i Cartaginesi, e la sistemazione urbanistica della città, con la creazione d'imponenti opere architettoniche come i due templi sull'acropoli, denominati, dagli archeologi, C e D (poiché si sconoscono i nomi veri) e quello sulla collina orientale, detto F. Nel sec. V cadde la tirannide, ma rimase la politica filocartaginese e questo spiega la neutralità di Selinunte nel conflitto greco-punico, che ebbe il suo epilogo nella battaglia d'Imera, 480 A. C. Il fervore costruttivo, che aveva caratterizzato la tirannide, riprese e portò alla edificazione dei templi A e O, e ad una generale sistemazione delle aree urbane più prestigiose. Quando il conflitto del Peloponneso (431-404 A. C.), dalla Grecia si spostò in Sicilia, Selinunte vi fu coinvolta a fianco di Siracusa, ma non riuscì a portare aiuto alla città alleata per l'opposizione di Agrigento, e di altre città legate ad Atene. Dopo la sconfitta dell'armata ateniese, Selinunte credette di potere finalmente liquidare Segesta, sua eterna rivale, ma fu fermata dai Cartaginesi che, dopo un assedio di soli nove giorni, era il 409 A. C., conquistarono Selinunte e la distrussero. Sulle rovine i vincitori posero un presidio militare, restringendo l'abitato all'area dell'antica acropoli. In quest'area, la città punica, documentata da numerosi ritrovamenti archeologici, sopravvisse fino alla metà del III sec. A. C., quando il territorio passò sotto il dominio di Roma.
Monumenti principali e punti d'interesse di Selinunte
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La città si estendeva su un'area di cui si può cogliere, sin dall'arrivo, la vastità: qui, nella collina orientale, sono i tre templi denominati E, G, F . Il tempio G, posto più a settentrione (sulla destra, entrando nella zona), era destinato ad essere uno degli edifici religiosi più imponenti dell'architettura classica, simile, ad esempio, al tempio di Zeus Olimpio di Agrigento. Iniziato nel 530 A. C., il tempio G non era ancora completato nel 409, quando cadde Selinunte. Nelle cave di Cusa, vicine 7 km ad occidente, sono ancora visibili blocchi di pietra di dimensioni pari alle colonne di questo tempio eccezionale, la cui altezza raggiungeva circa 30 metri. Il lungo periodo impiegato nella costruzione, circa 40 anni, portò, nello stesso tempio, ad una diversità dello stile dorico, più evoluto nella parte occidentale. Il tempio F è il più piccolo, e, dalle rovine, si capisce che doveva avere 6 colonne sulle fronti e 14 sui lati; la cella è preceduta da un pronao (vestibolo anteriore), manca l'opistodomo (portico posteriore). Il terzo tempio, il tempio E, risale al 460-450 A. C.; ha forme doriche, 6 colonne sulle fronti e 15 sui Iati; la cella è preceduta da un pronao, sostenuto da due colonne, ed è seguito dall'adyton: parte sacra, riservata e inaccessibile, sopraelevata rispetto alla cella. Il tempio E, crollato a causa di un terremoto, è stato rialzato nel 1960 con un discutibile procedimento di anastilosi. Sono di questo tempio, le stupende metope di soggetto mitologico, nel Museo archeologico di Palermo. Le tracce di altri due templi sono state scoperte sotto quello risollevato. Andando ora a sud, verso le altre rovine, si incontrano i resti delle possenti fortificazioni che cingevano la città sin dall'età arcaica; altre mura sono della prima metà del V sec. A. C. Ecco poi la città punica: un'area sacra per i sacrifici, e l'abitato con muri a telaio; sui pavimenti c'è il segno della dea Tanit, del caduceo, del dio Toro. Riprende la serie dei templi con i resti del tempio O, dorico, e del tempio A, simile al precedente, entrambi di data incerta (tra il 490 e il 460 A. C. ?). Le abitazioni e le botteghe di quest'area ne attestano, coi templi, la duplice funzione pubblica e privata. Vi sono anche i resti di due altri edifici di culto, il Megaron e il tempio B con colonne ioniche e fregio dorico. Al centro di questo vasto spazio, il temenos, sorge il grandioso tempio C, iniziato nel 560 A. C., rialzato in parte intorno al 1939, col solito intervento di anastilosi. Dorico arcaico, mostra i resti delle sue 6 colonne sulla fronte e 17 sui lati; la cella, sopraelevata, è preceduta da un adyton con 4 colonne. Tre metope della fronte sono nel Museo archeologico regionale di Palermo e rappresentano gli esempi più alti della scultura selinuntina; nello stesso Museo, si trova parte della decorazione fittile, geometrica e floreale del timpano, culminante con la magnifica testa di Gorgone in coroplastica che ornava il frontone del tempio. Un po' a nord, si vedono i resti del tempio D, simile al tempio C. All'estremità sud-est del temenos, è un grande portico a L che delimitava l'intera area. La zona nord occidentale dell'acropoli era sistemata a mercato, con botteghe, agorà, e intorno agli edifici di tipo abitativo. Continuando ancora verso nord, si giunge alla porta che chiudeva qui l'acropoli, con varie torri e fortificazioni, fulcro dell'intero sistema difensivo selinuntino. La collina della Gaggera. Prima dell'acropoli, scendendo nella valle del fiume Modione, si giunge alla collina della Gaggera, vicino alla foce del fiume, dove era uno dei due porti di Selinunte. Qui si trovano i resti del santuario della Malophoros (VI sec. A. C., dedicato alla dea Demetra, portatrice di frutti), e i resti del cosiddetto tempio M, che era forse una grandiosa fontana di culto, del VI sec. A. C., alimentata da una sorgente vicina. Le stele scolpite, provenienti da questo santuario, si trovano nel Museo archeologico regionale di Palermo.
Testo tratto da: "Guida della Sicilia e delle isole minori" di Ugo La Rosa editore.
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