Palermo la capitale di Sicilia
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Palermo, racchiusa tra una cerchia di monti e il mare, è una città ricca di storia. Qui, nell'VIII sec. A., approdarono i Fenici e istituirono una base di scambi commerciali. Il primo nucleo dell'abitato (la Paleopoli), sorse in quella striscia di terra delimitata dai fiumi Kemonia a sud, e Papireto a nord. A fianco di Cartagine, nel 480 A. C., Palermo partecipò all'epica battaglia di Imera che vide schierati, gli uni contro gli altri, Punici e Greci di Sicilia. Vinsero i Greci. Nella prima guerra punica, Palermo fu uno dei punti strategici più importanti della difesa cartaginese, e partecipò attivamente alla lotta contro i Romani che, però, nel 251 A. C. conquistarono definitivamente la città. Dopo le invasioni barbariche, la Sicilia e Palermo, passati sotto il dominio bizantino, vissero un lungo periodo di decadenza. Nell'831 giunsero gli Arabi e, da questo momento e per tutta l'età islamica, Palermo tornò a rivestire il ruolo di capitale, divenendo uno dei centri economici e culturali più importanti dell'isola. Con la conquista normanna del 1072, Palermo continuò a mantenere il ruolo di città egemone, si arricchì di nuovi quartieri e monumenti, e nel 1130, con l'elezione di Ruggero II a re di Sicilia, divenne la florida capitale del regno normanno, splendente di edifici e di rigogliosi giardini. Nella Paleopoli i sovrani normanni edificarono la propria dimora, dove, per volontà di Ruggero II, sorse lo splendido gioiello della Cappella palatina. Dai Normanni, il potere passò a Federico II di Svevia, alla cui corte si sviluppò una raffinata scuola poetica e scientifica, che richiamò attorno a se gli spiriti più illuminati del tempo. Tra il XIII e il XIV secolo, si succedettero Angioini e Aragonesi. Con le vittorie aragonesi, dopo la guerra del Vespro, 1282-1302, si assistette al sorgere dell'egemonia delle grandi famiglie feudali, tra le quali i Chiaromonte e gli Sclafani. Nel XV secolo e nel XVI, in piena età spagnola, Palermo divenne, per la sua posizione, un punto strategico di particolare importanza nelle lotte contro i Turchi. Una possente cinta di mura, che racchiudeva l'intera città, fu progettata nel 1536 da Antonio Ferramolino, ed attuata. Nel XVII secolo, in epoca barocca, Palermo conobbe uno straordinario splendore. La notevole attività costruttiva determinò una consistente trasformazione del volto della città. La municipalità e gli ordini religiosi fecero a gara per innalzare palazzi, chiese, conventi, per i quali si chiamarono architetti, scultori, stuccatori da ogni parte. Nel XVIII secolo, dopo la breve dominazione sabauda e austriaca, la Sicilia passò sotto i Borboni, e a Palermo, sulla scia delle nuove idee illuministiche, si realizzarono numerosi interventi nel campo dell'edilizia pubblica e sociale, come la Biblioteca reale, l'Osservatorio astronomico, il Cimitero, etc. Sul prolungamento della Via Maqueda, nel 1778, il pretore Regalmici creò una nuova croce di strade, i Quattro canti di campagna, avviando così l'espansione della città verso nord. Un'ulteriore espansione avvenne dopo l'unità d'Italia, quando, nel lungo asse di via Libertà, si attestarono le eleganti dimore della nobiltà e della borghesia finanziaria e imprenditoriale. Tra il 1885 e i1 1895, fu aperta la Via Roma, sacrificando una notevole parte della città storica e numerosi edifici della Palermo cinquecentesca e barocca. A causa del secondo conflitto mondiale, Palermo subì profonde alterazioni nel suo equilibrio sociale e urbanistico: parte della città storica, gravemente danneggiata dai bombardamenti, venne, infatti, abbandonata dai suoi abitanti, che si diressero verso le nuove zone d'espansione edilizia. In questi ultimi anni, pero', si è cominciato a far rivivere il centro storico, affinché riveli, nella sua lunga stratificazione, lo spessore culturale della città, e i cittadini possano recuperarvi la propria storia e la propria identità.
Monumenti principali e punti d'interesse di Palermo
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La visita di Palermo può ben cominciare dal cuore della vecchia Città, ove era la Paleopoli. Qui, sulle rovine di un precedente palazzo musulmano, i Normanni edificarono la loro dimora. Il Palazzo reale o dei Normanni. È posto di fronte all'attuale piazza della Vittoria, dove nel 1905 fu sistemata la villa Bonanno, e prese il nome del sindaco che ne volle l'impianto. Sul lato orientale della piazza, si può vedere Palazzo Sclafani, di una delle famiglie più potenti della Sicilia del Trecento. Il Palazzo reale, dalla forma di parallelepipedo irregolare, nel rialzo detto piazza del Parlamento, era caratterizzato da quattro grandi torri angolari: la Pisana (l'unica superstite), la Joaria, la Greca e la Chirimbi. A metà del XVI sec., furono iniziati i lavori di ristrutturazione che trasformarono in parte l'edificio e gli conferirono, più o meno, l'attuale aspetto. Scavi archeologici vi hanno messo in luce i resti murari della cinta punico-romana della città. Entrati, si vede un vasto cortile loggiato (cortile del vicerè Maqueda, 1600) dove l'ordinato succedersi degli archi a tutto sesto, conferisce, all'insieme, armonia ed eleganza. Dall'ultimo loggiato del cortile Maqueda, si accede al salone d'Ercole, che si affaccia sul cortile della Fontana. Il salone, affrescato nel 1799 dal Velasquez (Giuseppe Velasco), rappresenta scene delle fatiche di Ercole. Sala di Ruggero, Dalla sala dei Vicerè e da un vano a lato, probabilmente della torre Joaria, si passa alla cosiddetta sala di Ruggero: forse, anche se ne ha il nome, d'età ruggeriana; splendida per la decorazione musiva delle pareti, raffigurante scene di caccia, animali ed elementi vegetali, che richiamano la cultura figurativa e l'arte musiva dell'Oriente musulmano. Cappella Palatina. Si trova tra il cortile della Fontana e il cortile Maqueda. L'ingresso per i visitatori è da un cancello in Piazza Indipendenza. Raggiungiamola, tornando in Piazza Vittoria e passando a sinistra attraverso Porta nuova, del sec. XVI, posta all'inizio del Corso Vittorio Emanuele, e indimenticabile per la sua imponenza, la cuspide maiolicata e gli enormi busti dei quattro mori prigionieri. Seguendo a sinistra le mura, si raggiunge il cancello che porta alla Cappella. Voluta da Ruggero II, si distingueva per la purezza geometrica delle sue forme, ma fu poi inglobata nel palazzo. L'interno, chiuso e raccolto, ha tre navate saldate al corpo centrico del santuario, il cui spazio è ordinato da quattro grandi archi ogivali fronteggianti. La decorazione delle pareti, con delicati mosaici di tradizione bizantina, crea particolari effetti cromatici e svolge anche un ruolo di edificazione e di esaltazione cristiane. Nella cupola sta il Cristo Pantocrator fra gli angeli. Nel transetto sono raffigurate Storie della vita di Cristo. Nella navata centrale, Storie dell'Antico Testamento. Nel catino absidale maggiore, ritorna la figura del Pantocrator. Le navate laterali sono dedicate alle Storie di San Pietro e San Paolo. Il soffitto ligneo, a stalattiti ed alveolare, dipinto con scene varie e con elementi decorativi, è una straordinaria opera di maestranze di cultura musulmana, ancora molto attive in Sicilia durante l'età normanna. San Giovanni degli Eremiti. Tornati in Piazza Indipendenza, si può raggiungere a sinistra piazza della Pinta, e, a destra, in Via Benedettini, ecco le cupole rosse della spettacolare chiesa di San Giovanni degli Eremiti, edificata su un preesistente edificio islamico, per volontà di Ruggero II, nel 1132. L'esterno, restaurato dal Patricolo, conserva forme puramente geometriche, sottolineate dal paramento a piccoli conci regolari e squadrati. Il campanile ha finestre sottolineate da agili rincassi. L'interno, nudo e severo, è a croce commissa; lo spazio, estremamente modulato, si conclude in alto con cinque tipiche cupolette di chiara influenza musulmana. Il Chiostro dei Benedettini. Accanto a San Giovanni, nella suggestiva ambientazione di un giardino ricco di verde e di agrumi, è il chiostro quadrangolare, con archetti sorretti da colonnine, in un ritmo continuo e regolare. Torniamo ora a Porta Nuova ed entriamo nel Corso Vittorio Emanuele. All'inizio, è l'antico quartiere di San Giacomo, costruito dagli spagnoli tra il XVI e il XVII sec. Santa Maria Maddalena. Subito, nell'ambito della Caserma dei Carabinieri, c'è questa chiesa forse del XII sec. Antico seminario. In avanti, l'edificio più importante è il seminario (1583-1591), opera di Giorgio di Faccio, che presenta sul prospetto due magnifici balconi (quello a destra è lavoro originale di Vincenzo Gagini). Palazzo arcivescovile. Svoltando in Via Matteo Bonello, ecco una bella trifora gotico catalana; ma qui è il Palazzo arcivescovile, edificato dall'arcivescovo Simone di Bologna nel 1460. Museo diocesano. All'interno del Palazzo, ed ora in riordino, è allogato questo interessantissimo Museo che conserva numerosi esempi d'arte religiosa: tavole bizantine del XII-XIII sec., dipinti del Tre e Quattrocento, fra cui la tabella dei Confrati di San Nicolo', firmata da Antonio Veneziano, la Flagellazione di Simone di Wobreck, sec. XVI, varie tele dello Zoppo di Ganci, e del Settecento siciliano, con interessanti dipinti di scuola locale; e cinque tempere della sala dei velluti, raffiguranti le Sante protettrici di Palermo. Ed anche belle tele di Pietro Novelli (San Francesco, l'Annunciazione, la Pietà) e dei Novellini, e numerose formelle di Domenico, Fazio e Vincenzo Gagini. La Cattedrale. Di fronte al Palazzo arcivescovile, la nostra attenzione era stata attratta dalla possente e scenografica mole della Cattedrale, che si affaccia su un vasto piano balautrato, voluto dall'arcivescovo Simone di Bologna, ne1 1452. La storia di questo magnifico edificio è lunga e complessa. Qui sorgeva una chiesa bizantina, trasformata dagli Arabi in moschea. L'arcivescovo Gualtiero Offamilio, ministro di Guglielmo II, vi promosse la costruzione della Cattedrale tra il 1184 e il 1185, ma l'edificio subirà numerose aggiunte e trasformazioni. Fra il Tre e il Quattrocento, furono costruiti gli ordini superiori delle torri angolari e, nel 1453, fu aggiunto il portico meridionale in stile gotico-catalano. Tra gli archi e il timpano del portico, nel l992 è stato liberato dall'intonaco, e messo in luce, un retablo con figure in lieve rilievo e pitture, di incerto significato. Il portale, splendidamente intagliato, è opera di Antonio Gambara, nel l426. I lavori, approntati tra il 1781 e il 1801, e affidati all'architetto fiorentino Ferdinando Fuga, conferirono all'interno della chiesa l'attuale aspetto neoclassico; nello stesso tempo, con la collaborazione dell'Attinelli e del Marvuglia, fu realizzata la grandiosa cupola che emerge prepotentemente dal corpo dell'edificio. Nelle absidi, si stende una fastosa decorazione di archi intrecciati, fasce e tarsie bicromie di pietra lavica e calcarea, di gran raffinatezza ed eleganza. Nell'interno, sulle navate si innestano il coro, il titolo, l'antititolo e le absidi che formano la massa del santuario. Le tombe reali. A sinistra, entrando dal portico, sono i sarcofagi di Federico II (esplorato di recente, con sonde ottiche e dubbi esiti), Ruggero II, Enrico VI e Costanza d'Altavilla. Fra le sculture, primeggiano il fonte battesimale dei fratelli Pennino e le statue del Laurana (Madonna Libera Infermi) e dei Gagini, alcune delle quali appartenevano al grande retablo dell'altare maggiore, rimosso durante i lavori settecenteschi. Cappella del Sacramento. È al termine della navata sinistra, ornata di pietre preziose e lapislazzuli. Cappella di Santa Rosalia. Al termine della navata destra, chiusa da una ricca cancellata bronzea, è questa cappella con l'urna d'argento della Santa, particolarmente venerata. Originari dell'età normanna sono il trono regio, il candelabro pasquale e brani del pavimento mosaicato. Il tesoro. Molto interessanti sono gli oggetti in mostra nella sala del tesoro: calici, paramenti, ostensori, e la famosa corona di Costanza: una tiara rinvenuta nella sua tomba. La Loggia e la Cappella dell'Incoronazione. Usciti dalla Cattedrale, a destra sulla Via Matteo Bonello, è la loggia dell'Incoronazione, secoli XVI-XVII: vi si affacciavano i re di Sicilia, dopo essere stati incoronati nell'adiacente Cappella dell'Incoronazione, di età normanna, edificata dove era una moschea (ne rimangono i resti di una sala ipostila di età aglabita, IX sec. d. C.). Ripreso Corso V. Emanuele, al n. 452 è il Palazzo Castrone, sec. XVI, caratterizzato da due semicolonne bugnate nel portale, e la fontana di Andromeda e Perseo nel cortile. Il Santissimo Salvatore. Si supera a sinistra l'ex collegio Massimo dei Gesuiti, oggi sede della Biblioteca regionale siciliana ed ecco, a destra, la chiesa del Santissimo Salvatore, ove un tempo era un monastero, con annessa chiesa, di monache basiliane, sec. XI. L'attuale edificio, dalle forme fastose e magniloquenti, risale al sec. XVII. La decorazione interna, morbida e sinuosa, accosta, al caldo cromatismo dei marmi mischi, il nitido splendore degli stucchi. Si giunge ora alla Piazza Bologni, già bellissimo spazio urbano per i palazzi che tuttora vi si affacciano (Palazzo Ugo, Villafranca, Belmonte-Riso). Ad inizio della piazza si erge il monumento a Carlo V, figura in bronzo di Scipione Li Volsi, 1631. Quattro canti. Si percorre ancora il corso, e all'incrocio con Via Maqueda, si fronteggiano quattro strutture concave: i Quattro canti di città. Gli antichi li chiamavano "Teatro del sole". Furono realizzati su disegno dell'architetto Giulio Lasso tra il 1608 e il 1620, nel punto dove il Cassaro (Corso Vittorio Emanuele) incrociava ortogonalmente il nuovo asse cittadino: la Via Maqueda. Le statue su ciascun cantone, raffigurano i sovrani di Spagna, le stagioni e le Sante protettrici della Città, e sono di artisti locali di fama e talento: D'Aprile, La Mattina, Tedeschi, ed altri. San Giuseppe dei Teatini. Nel cantone meridionale, è questa chiesa, 1612, ideata da Giacomo Besio, secondo i canoni del più fastoso gusto barocco, per celebrare degnamente la potenza dell'Ordine dei Teatini, cui egli stesso apparteneva. L'interno, a tre navate, ha spazi ampi e dilatati e una decorazione a marmi mischi e stucchi, dagli effetti intensamente cromatici. Piazza Pretoria. Di qui, per la Via Maqueda a destra, si arriva subito a Piazza Pretoria, dove sono tre importantissimi monumenti: il Palazzo senatorio (sede del Comune), la chiesa barocca di Santa Caterina, e la magnifica fontana dello scultore toscano Francesco Camilliani e di Michelangelo Naccherino, ricomposta nel 1574 da Camillo Carmilliani, figlio di Francesco. Il Palazzo senatorio. Risale alla seconda metà del XV sec., ma fu rifatto nei secoli XVI e XVII, e poi nel 1823 per riparare i danni di un terremoto; e ancora, nel 1875, su progetto di Giuseppe Damiani Almeyda. Santa Caterina. La chiesa, di origini quattrocentesche, modificata dal 1566, ha una facciata a due ordini, ritmata da lesene, con un bel portale gaginesco. L'interno sviluppa un concetto di spazialità tipicamente barocco: l'unica aula raccoglie l'area del transetto, del presbiterio e della grande Cupola, e la decorazione è tra le più ricche e fastose del tempo. La chiesa ha un ingresso anche nell'adiacente Piazza Bellini, con bel prospetto e scalinata. Santa Maria dell'Ammiraglio. Qui, a piazza Bellini, s'innalza la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio, detta pure la Martorana, dal nome del contiguo convento (oggi non più esistente) fondato nel 1194 da Aloisia e Goffredo Martorana. La chiesa è occultata da una facciata concava d'età barocca che, con altri interventi operati dal 1588, trasformò l'edificio. La chiesa originaria fu costruita nel 1140, per volontà di Giorgio di Antiochia, Grande ammiraglio di Ruggero II, che volle dare un segno di se. Dal campanile, forse in origine una torre d'ingresso, si entra al corto spazio delle navate, seguito dal santuario a pianta centrica e triabsidato. Splendidi sono i mosaici bizantini, benché in parte costretti a convivere con i marmi e gli affreschi d'età barocca; memorabili, anche per il valore simbolico-politico che rivestono, sono i due mosaici delle navate laterali, raffiguranti Cristo che incorona Ruggero II, e l'Ammiraglio Giorgio di Antiochia ai piedi della Vergine. San Cataldo. Accanto alla Martorana è la chiesa di San Cataldo, edificata nella seconda metà del sec. XII da Maione di Bari, ministro di Guglielmo I, restaurata a fine '800. L'esterno è un cubo stereometrico, appena scalfito dagli agili rincassi sulle pareti; attorno alle finestre, in alto, sono tre cupolette vermiglie dal carattere spiccatamente orientale. L'interno, severo e raccolto, ha tre navate e piccolo santuario absidato. San Matteo. Ritornati ai Quattro Canti, e andando a destra, ecco la chiesa di San Matteo, seconda con questo nome, edificata dal 1633 con i proventi delle elemosine. La facciata, opera di Gaspare Guercio e Carlo D'Aprile, ha una decorazione fastosa e magniloquente, in tre ordini dai valori plastici, intensamente chiaroscurali. L'interno, a croce latina, con volta a botte, è diviso in tre navate da semplici ed eleganti colonne. Notevole la decorazione in stucchi bianchi e dorati, che in parte si deve a Giacomo Serpotta, sec. XVIII. Gli affreschi, di gran pregio, sono opera di Vito d'Anna. Chiesa del Gesù. Ritornati a Piazza Bellini, la Via Ponticello, che è davanti, conduce alla chiesa del Gesù e a Casa Professa. La chiesa è molto restaurata, avendo subito notevoli danni della seconda guerra mondiale. La prima chiesa dei Gesuiti fu innalzata tra i1 1564 e il 1578; negli anni successivi, fino al 1633, si decise di ampliarla creando le cappelle e modificando il transetto. La pianta è a croce latina con tre navate e cappelle laterali comunicanti. Il transetto ha le ali absidate, il presbiterio ha una profonda abside e, all'incrocio dei bracci del transetto, si eleva, ampia e avvolgente, la cupola. La decorazione interna, cui parteciparono i più noti artisti locali, è caratterizzata da un ritmo infinito di sculture; affreschi, pitture, marmi mischi e stucchi, che rivestono ogni angolo della chiesa, comunicando un'idea del fasto tipico delle chiese gesuitiche d'età barocca. Annessa alla chiesa è la Casa dei Gesuiti, la Casa Professa, attualmente sede della Biblioteca comunale. San Nicolo'. Poco distante è la quattrocentesca Piazza Ballaro', ed un po' avanti, in Via San Nicolo', è l'omonima chiesa, edificata nel XIII sec. in snelle e agili forme; l'interno fu completamente rifatto nel XVIII sec. Vi emerge la torre di San Nicolo' e, vicino a questa, la torre Busuemi di origine normanna. Il Carmine e Ballaro'. Ma a Piazza Ballaro', siamo in uno dei luoghi più interessanti della Palermo antica: vi si trova un pittoresco mercato, che continua in Via Ballaro', sino alla grande piazza dov'è la chiesa del Carmine, edificata nel 1626-67, su progetto dell'architetto Mariano Smiriglio. La facciata, benché rifatta ne1 1814, mostra ancora, nella fastosa decorazione, gli elementi tipici del gusto barocco; la bella cupola presenta alte figure di telamoni, tra le colonne del tamburo. L'interno, a tre navate, con transetto e abside centrale profonda, rivela un sapiente equilibrio degli spazi. Da Piazza Carmine, attraverso via del Bosco (continuazione di via Albergheria), si giunge in via Maqueda. Palazzo Comitini. Su via del Bosco, alcuni palazzi nobiliari, e, con ingresso in via Maqueda, Palazzo Comitini, sec. XVIII, sede della Provincia. Sant'Orsola. Quasi accanto, a sinistra, è questa chiesa del sec. XVII, appartenente alla Compagnia dei Neri che aveva il compito di celebrare messe in suffragio dei defunti. All'esterno, figure intensamente drammatiche di penitenti, scheletri e dannati divorati dalle fiamme infernali, rispondono al gusto tipico di quel tempo. La decorazione interna, della fine del XVIII sec., è notevolmente ricca e fastosa. Poco oltre la chiesa, nella piazzetta dei Santi Quaranta Martiri, è il Palazzo Marchesi, notevole esempio di gotico catalaneggiante. Tornati indietro, tra la Via Maqueda e la via Divisi (continuazione di via del Bosco), è il Palazzo Santa Croce. Sant'Elia, una delle più belle dimore della Palermo settecentesca, per la profusione degli elementi decorativi (nel piano nobile, anche una fila di balconi a petto d'oca, finemente lavorati). Sulla Via Maqueda, dopo la chiesa dell'Assunta, sec. XVII, a destra è il Palazzo Cuto', elegante dimora dei principi omonimi, edificata nel XVII sec.. Da qui, attraverso via Trieste, oppure via Torino, si raggiunge via Roma, lungo asse quasi parallelo alla via Maqueda, aperto alla fine del secolo scorso, e, svoltando a sinistra, si giunge all'antico quartiere dei Lattarini, che in arabo significa mercato dei droghieri. Un mercato ancora vi sussiste. Nel quartiere, la Piazza Cassa di Risparmio, quadrangolare, è dominata dall'edificio della banca, di Ernesto Basile, primi anni del '900. Sant'Anna. La Via Lattarini porta alla chiesa di Sant'Anna, sec. XVII nell'omonima piazza. La facciata, magnifica e scenografica, realizzata, nel XVIII sec., su disegno di Giovanni Amico, è una delle più belle del barocco palermitano, per l'elegante sinuosità delle sue forme e gli elementi decorativi. L'interno è di vasto respiro, a triplice navata e ampio transetto; la fastosa decorazione del XVIII sec., presenta larghe parti restaurate. Palazzo Ganci. Proseguendo, ecco Piazza Croce dei Vespri, un monumentino appunto ai Vespri, e il nobile Palazzo Ganci, secolo XVIII. E poi piazza della Rivoluzione e la fontana con la statua simbolica della Vecchia Palermo. Palazzo Aiutamicristo. Entrati quindi nella Via Garibaldi, sulla sinistra è questo grande palazzo, edificato, verso la fine del XV sec., da Matteo Carnelivari per conto del barone Matteo Aiutamicristo. Delle originarie strutture in stile gotico fiorito, resta poco. All'interno, che ha raggiunto pessime condizioni, l'ampio cortile quadrangolare, a duplice loggiato, rivela la sua originaria eleganza. Continuando per Via Garibaldi, si giunge alle Mura della pace, su cui si trova l'omonimo oratorio. La SS. Trinità. Da qui, si può raggiungere Piazza Magione e la chiesa della Trinità, o Magione, una delle ultime fabbriche d'età normanna, edificata intorno al 1191 da Matteo d'Aiello, Cancelliere del regno. La chiesa ha subito, nei secoli, manomissioni e restauri, ma è ancora visibile il suo volto originario. All'esterno, presenta una complessa articolazione volumetrica e una ricca varietà di motivi decorativi: il prospetto principale è caratterizzato da tre profondi portali, le absidi sono percorse da un elegante gioco d'archi ciechi intrecciati. All'interno, il corpo longitudinale delle navate si salda con quello a pianta centrica del santuario. Sul fianco della chiesa, a sinistra, sono i resti dell'antico chiostro. San Francesco. Tornando indietro per Via Garibaldi e via Paternostro, si giunge a Piazza San Francesco, ed all'omonima chiesa eretta dai Francescani dal 1255. La facciata fu restaurata nel secolo scorso dall'architetto Patricolo, e il bel rosone ricostruito. Magnifico è il portale del 1302. L'interno ha tre navate, con cappelle edificate dal sec. XIV. Di notevole interesse è la cappella Mastrantonio, decorata con sculture di Francesco Laurana, sec. XV. Un raffinato coro cinquecentesco e varie aggraziate figure femminili, 1723, di Giacomo Serpotta, arricchiscono la chiesa. Oratori: Immacolatella e San Lorenzo. Accanto alla chiesa, si trovano l'oratorio dell'Immacolatella, del '600, con stucchi di Procopio Serpotta, 1715, e l'oratorio di San Lorenzo, edificato nel 1569 e stupendamente decorato da Giacomo Serpotta, tra fine '600 e inizi '700, con le Storie di San Lorenzo e San Francesco. Dalla stradella degli oratori, si sbuca sul Cassaro dove, a destra, è la fontana del Garraffo, di gusto squisito per il vario movimento delle figure marine (architetti Gioacchino Vitaliano e Paolo Amato, 1698). Di fronte è il palazzo delle Finanze, con portico neoclassico. Più avanti è la chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, del '500, e dopo stravolta. Ma ora entriamo a Piazza Marina, il vastissimo spazio occupato, dopo il 1860, dal Giardino Garibaldi, con bellissime piante di ficus. Lo Steri. Nella parte orientale della piazza, sorge il magnifico Palazzo Chiaromonte, detto Steri dal latino hosterium, fortificato. Edificato dal 1307 da Manfredi I Chiaromonte e successori, divenne, nel '600, sede del Tribunale dell'Inquisizione fino al 1782. Ha pianta quadrangolare e pareti semplici, su cui si aprono belle bifore e trifore con tarsie bicrome e decorazioni, tipiche dell'età chiaromontana. Al primo piano, si trova fa Sala magna, il cui soffitto è un capolavoro di carpenteria ed arte pittorica: dovuto a pittori di ambiente locale (Cecco di Naro, Simone da Corleone e Darena da Palermo ), con la quale si voleva raffermare una tradizione legata al mondo orientale. Le scene dipinte rappresentano soggetti religiosi o laici, od encomiastici per la famiglia Chiaromonte. Usciti dal palazzo, ad angolo col Cassaro, a sinistra, è la cinquecentesca chiesa di San Giovanni dei Napoletani, dalle forme snelle e severe. L'interno ha decorazione settecentesca, con quattro statue delle Virtù. Di fronte a destra, tra il Cassaro e la Cala, è un eccezionale monumento: la chiesa di Santa Maria della Catena. L'edificio sorse nel sec. XV, nel sito di un altro preesistente, è probabile, su progetto dell'architetto Matteo Carnelivari, in uno stile gotico fiorito, già rivolto verso il gusto rinascimentale. La facciata ha sviluppo orizzontale, compensato dallo slancio di due alte paraste laterali, ed è chiusa in alto da una cimasa di coronamento lavorata a trina. In basso, si aprono tre ampi archi come armoniosi portali. L'interno, liberato dagli stucchi settecenteschi, rivela equilibrio e armonia: è diviso in tre navate da alte colonne; la nave maggiore ha copertura a crociera, quelle laterali a botte. Il Cassaro termina con la piazzetta Santo Spirito, dov'è la famosa statua del Cavallo marino di Ignazio Marabitti, sec. XVIII., e si erge la massiccia e possente Porta Felice, sec. XVI, che immette nel Foro Italico. Nella porta, dal 1997, si rivedono quattro statue, non tutte di sicura identificazione. Accanto alla Porta è l'ex Spedale di San Bartolomeo, 1608, poi Conservatorio degli Infanti, 1828, danneggiato dalle bombe del 1943, ora restaurato. Dietro il Foro Italico, si stende l'antico e popoloso quartiere della Kalsa, dove, nel 937, i Fatimiti avevano edificato la cittadella fortificata della Halisah, l'Eletta, sede dell'emiro e delle truppe. Dalla piazzetta Santo Spirito e Via Butera, entriamo nella Kalsa, dov'è il nobile Palazzo Butera, sec. XVIII, ed il Museo delle Marionette. Continuando, si arriva in Via Torremuzza e alla chiesa della Pietà, sec. XVII. opera di Giacomo Amato e splendido esempio del barocco palermitano. La facciata ha forti risalti plastici, con una profusione di elementi decorativi. L'interno è pari all'esterno, e la decorazione a stucco è sfarzosa ed elegante. La strada accanto, Via Alloro, porta al Palazzo Patella-Abatellis, edificato nel XV sec., dall'architetto Matteo Carnelivari. La costruzione ha forme massicce, fortemente sagomate dalle cornici lineari, e sottolineate dallo splendido portale, che reca tutt'intorno il motivo di una fune ritorta, e, superiormente, tre rombi con lo stemma dei Patella al centro. Nel palazzo ha sede la Galleria regionale della Sicilia, con opere dal Medioevo al XVIII sec. Al piano terreno si trova il famoso affresco del Trionfo della Morte, proveniente dal palazzo Sclafani, ritenuto un capolavoro, per l'incisività delle figure e la drammaticità della composizione. Vi sono poi sculture del Quattro e del XVI sec., fra cui lo splendido busto di Eleonora d'Aragona, opera di Francesco Laurana. Nel primo piano, nelle prime sale, sono esposti dipinti del Due e Trecento, tra cui una Madonna di Turino Vanni e la Madonna dell'Umiltà di Bartolomeo da Camogli. Segue la sala dove è esposta l'Annunziata di Antonello da Messina, capolavoro di straordinaria finezza e intensità psicologica, sec. XV. Completano la raccolta alcuni dipinti fiamminghi, ed opere del Sei e Settecento siciliani. Usciti dalla Galleria, solo un po' più avanti, nella stessa via, è la chiesa della Gancia, Santa Maria degli Angeli, edificata dai Francescani alla fine del XV sec., insieme ad un ospizio (Gancia), in forme severe e geometriche; sulla facciata è un semplice portale recante in alto una Madonna a bassorilievo. L'interno, sebbene manomesso, reca ancora qualche segno dell'impianto originario: ad unica navata, con una serie di cappelle laterali. Notevoli sono le sculture di Antonello Gagini egli stucchi di Giacomo Serpotta nella cappella della Madonna di Guadalupe. Sulla parte esterna della chiesa, in corrispondenza del transetto, si può vedere la buca della salvezza, da dove si salvarono, fuggendo, due patrioti, durante la rivolta del 1860. Tornati in Via Torremuzza, si va a destra, si superano i palazzi Torremuzza e Petrulla, e la chiesa e casa del Noviziato dei Crociferi, 1686, di Giacomo Amato, già usata per i vigili urbani, e si arriva alla piazza della Kalsa, dominata dalla grande chiesa di Santa Teresa. L'edificio fu costruito tra il 1686 e il 1706 su progetto di Giacomo Amato e può essere considerato uno dei capolavori del barocco palermitano. La facciata è molto plastica e gli elementi decorativi, aggettanti e rientranti, danno un forte risalto chiaroscurale all'intera composizione. All'interno vi sono tele settecentesche di notevole valore. Dietro la chiesa, in Via Santa Teresa, è l'oratorio dei Bianchi con annessa Casa, in parte restaurati. Proseguendo, si giunge al complesso dello Spasimo, fondato nel XVI sec., ed ora restaurato e adattato a centro culturale. La chiesa dello Spasimo custodiva il famoso dipinto di Raffaello "Madonna dello Spasimo", donato da un prelato, ne1 1661, al re Filippo IV di Spagna. Ora, conviene tornare a Piazza Kalsa ed entrare nel Foro italico, percorrerlo, ammirare il palchetto della musica, la cortina delle mura delle vedove (che vi godevano il fresco del mare), sorpassare Porta Felice (alla cui destra si vede il loggiato dell'ex ospedale di San Bartolomeo, del '600), ed ora la via della Cala, dov'è un porto turistico, porta al quartiere della Loggia, delimitato in avanti dalla via Roma e, a destra,. dal Corso Vittorio Emanuele. Entrati da via dei Chiavettieri e superata via dei Cassari, siamo in una piazzetta dove si trova la piccola elegante fontana del Garraffello, del '500. Si prosegue per Via Argenteria che termina nella Piazza Caracciolo, centro della Vucciria, famoso e vivace mercato cittadino. A destra, nella piazza omonima, è la chiesa di San Domenico, 1640, uno degli edifici più sontuosi del barocco palermitano. La facciata, riccamente movimentata e dai forti risalti plastici, apposta nel 1724, restaurata nel 1997, è adornata di numerose statue. L'interno è severo, le colonne sorreggono archi a pieno centro che dividono lo spazio in tre navate. Vi si trovano le tombe di Siciliani illustri ed altre opere scultorie ed anche pittoriche. Accanto alla chiesa, dov'era il convento dei Domenicani, è la sede della Società siciliana per la storia patria. Il Chiostro del Convento, dal magnifico porticato, è stato in parte riaperto come spazio culturale. Nel centro della piazza, s'innalza la colonna dell'Immacolata, 1726, di Napoli e Amico; la statua in cima è di Ragusa, quelle ai piedi sono dello stesso Ragusa, e di Vitaliano e Marino. Alle spalle della chiesa, in Via Bambinai, si trova lo splendido oratorio del Rosario di San Domenico, edificio del XVI sec., decorato, con stucchi del Serpotta, nel XVIII. Più avanti, nella piazzetta omonima, è la chiesa di Santa Maria di Valverde, notevole per l'addobbo marmoreo del XVII e XVIII sec.; riaperta al culto nel 1997, dopo anni. Ancora avanti, in Via Squarcialupo, è la chiesa di Santa Cita, sec. XVII, a tre navate, con numerose opere di Antonello Gagini. L'annesso oratorio di Santa Cita, sec. XVII, è splendidamente decorato dagli stucchi di Giacomo Serpotta, ricchi di vivacità ed esuberanza. Alla fine della Via Squarcialupo, si trova la cinquecentesca chiesa di San Giorgio dei Genovesi, chiusa al culto, ed aperta per scopi culturali. Si può tornare ora a piazza San Domenico ed entrare nella Via Bandiera: pittoresca strada-mercato, dove prospettano palazzi signorili come il Termine-Pietratagliata, sec. XVI, e Palazzo Oneto, sec. XVIII. Oppure, sempre da San Domenico si va, per Via Monteleone, a Piazza Olivella, dove si erge la monumentale chiesa di San Ignazio, edificata dal 1593 fino al '700. Distrutta, la maggior parte, dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, la chiesa è stata fortemente restaurata. L'interno è ampio e maestoso, con tre grandiose navate e profonde cappelle laterali. All'incrocio dei bracci del transetto, si eleva la vasta cupola. Marmi mischi, stucchi e affreschi, ricoprono ogni angolo della chiesa in un ritmo continuo e policromo. Al fianco destro della chiesa, si addossa il piccolo oratorio di San Filippo Neri, opera del Marvuglia, 1769, squisitamente neoclassica. Accanto, in Via Monteleone, è l'oratorio di Santa Caterina d'Alessandria, XVIII sec., attribuito per gli stucchi, a Giacomo Serpotta, con la collaborazione documentata del figlio Procopio. Nella stessa Piazza Olivella, si trova il Museo archeologico regionale, con oggetti di straordinario valore. Il chiostro minore e la sala a destra, espongono anfore, ancore e le collezioni fenicio-punica ed egizia. Il chiostro maggiore raccoglie sculture romane, la colossale statua di Zeus da Solunto, e una raccolta epigrafica nella sala contigua. Al piano terreno, sono le sale di arte egizia e punica, ed esposte, in successione, le stele votive del santuario selinuntino di Zeus Meilichios, VI-IV sec. A. C., le epigrafi greche, le grondaie a testa leonina di Imera, le sculture di Selinunte, la collezione etrusca "Casuccini". Al primo piano, nella galleria, sono la stele sepolcrali puniche e greche, le terrecotte siciliane, le statuette fittili e i bronzetti. Nella sala contigua, due eccezionali gruppi scultorei di bronzo: l'Ariete (III sec. A. C.), ed Eracle in lotta col cervo, d'età romana. Nella galleria meridionale si trovano le terrecotte figurate del santuario di Demetra Malophoros, di Selinunte. Al secondo piano, si trovano la ricca collezione di vasi a figure nere e rosse, ordinate secondo un criterio cronologico ed alcuni mosaici dei pavimenti romani di Piazza Vittoria. Usciti dal Museo e attraversata la Via Bara all'Olivella, si sbuca in via Maqueda, ed ecco Piazza Verdi dove prospetta il Teatro Massimo, fra i maggiori d'Europa, edificato con stile neoclassico alla fine del secolo scorso, su progetto di Giovan Battista Filippo Basile, e completato dal figlio Emesto. Dal Massimo, per la piazzetta delle Stimmate e la Via Maestri d'acqua, si arriva alla chiesa di Sant'Agostino, edificata alla fine del Duecento. Intatto è il bel rosone sulla facciata, e molto bello è il portale laterale con una decorazione scultorea. All'interno, gli stucchi di Giacomo Serpotta, offrono un capolavoro in Santa Monica. Ancora dal Massimo, per Via Volturno e Porta Carini, si entra nel popoloso quartiere del Capo, dov'è un altro vivace mercato. Un bel mosaico liberty decora un forno del quartiere. E qui, in via di Porta Carini, è la chiesa della Concezione, sec. XVII, dalle forme esterne poco ridondanti. All'interno, invece, preziosa e ricchissima è la decorazione scultorea in ogni parte. E pregevoli sono anche gli affreschi di Olivio Sozzi nella volta, sec. XVIII. Dalla Concezione, si raggiunge, vicina, la chiesa del Noviziato, anch'essa fra i più interessanti esempi del barocco palermitano, per la ricchezza degli elementi decorativi. Si ritorna al Teatro Massimo e la Via Ruggero Settimo porta a Piazza Castelnuovo, dove si erge l'altro grande teatro cittadino: il Politeama Garibaldi, in stile classicheggiante, edificato nel 1874 dall'architetto Giuseppe Damiani Almeyda. Al sommo dell'arco trionfale d'ingresso, è una stupenda quadriga bronzea, opera di Mario Rutelli. In un'altra parte della città, quell'occidentale, è il palazzo della Zisa, edificato da Guglielmo I e completato dal figlio Guglielmo II. All'esterno ha forme nitide e squadrate, interrotte da oblunghe finestre monofore, percorse da agili rincassi. All'interno, tra gli altri ambienti, spicca la splendida sala centrale, ornata di mosaici; un tempo c'era una fontana, e l'acqua fluiva sino all'esterno. Altro splendido palazzo regio d'età normanna, simile alla Zisa, è la Cuba, nel Corso Calatafimi n. 100, restaurata nel 1936 e ne1 1995. Ed altre due interessanti costruzioni d'età normanna sono nella parte orientale della città (corso dei Mille): il ponte dell'Ammiraglio, cosi detto dall'ammiraglio Giorgio d'Antiochia che lo fece costruire, e la chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi. San Giovanni dei Lebbrosi, nella vicina Via Cappello, è forse la chiesa normanna più antica di Palermo. Secondo la tradizione, fu edificata intorno al 1072, quando Roberto il Guiscardo ed il fratello Ruggero assediavano Palermo. Delle strutture originarie rimangono la parte postica e il corpo delle navate; il campanile è un'invezione del 1930 circa. La pianta è a croce commissa col transetto, e due file di colonne dividono lo spazio in tre navate. Il ponte dell'Ammiraglio (sette enormi arcate ed altre minori), in Piazza Scaffa, testimonia l'alto livello scientifico e culturale raggiunto nella Sicilia normanna. Oggi il ponte è in parte interrato, mentre al fiume Oreto, che vi scorreva sotto, è stato deviato il corso. Nella parte opposta (nord occidentale) della città, oltre Piazza Leoni, si stende il vasto parco della Favorita, voluto nel 1799 dal re Ferdinando III di Borbone; al termine è la pittoresca Palazzina alla cinese, edificio di gusto orientaleggiante, realizzato dall'architetto Venanzio Marvuglia per lo stesso re. Nella dipendenza della palazzina è allogato il Museo Etnografico Giuseppe Pitrè, che custodisce documenti e testimonianze della vita, dell'arte e delle tradizioni del popolo siciliano: bicchieri, cucchiai, zufoli, pive, arcolai, presepi e pastori, ex voto, antiche stampe, pupi, carretti; costumi, ceramiche ed altre testimonianze, anche dei secoli scorsi. Accanto alla Favorita, s'innalza il monte Pellegrino, che domina Palermo. Bellissimo è il panorama che si ammira, via che si sale. Al sommo è il santuario di Santa Rosalia, patrona della città, edificato nel luogo della sacra grotta, dove, secondo la tradizione, viveva la Santa. All'interno, distesa in una teca di vetro, è la statua di marmo di Santa Rosalia, rivestita di una preziosa lamina d'oro, opera di Gregorio Tedeschi, sec. XVII.
Testo tratto da: "Guida della Sicilia e delle isole minori" di Ugo La Rosa editore.
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